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E’ il diario di Marika Lion, il suo quotidiano allenamento con parole sussurrate. Ama scrivere e fotografare, il resto è solo un racconto d’immagine della sua anima.

Tutto dedicato ad un libro mai editato “avrei voluto la luna”.

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La confessione come genere letterario

 

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Il mondo attuale ha la spaventosa faccia dell”assenza del soggetto, della molteplicità sfuggente e fluida dell”io psichico da cui è fuggita la forma, lasciando il fantasma e il vuoto: non avrà bisogno di una vera e inesorabile confessione?” Maria Zambrano (1904-1991) in “La confessione come genere letterario”. Un saggio dove l’autrice, attraverso l’analisi di autori come Platone, Spinoza, Rousseau, Sant’Agostino, studia la confessione come genere letterario.

La confessione come genere letterario è qualcosa di esclusivo della cultura occidentale e vi compare – afferma l”autrice – nei momenti in cui la cultura sembra essere e l”uomo si sente solo e abbandonato. Chi legge una confessione è obbligato a leggere dentro se stesso e ad esporsi alla luce come ha fatto chi si è confessato. La confessione come genere letterario mostra il cammino attraverso il quale la vita s”avvicina alla verità e cerca di riempire il vuoto dell”inimicizia tra la ragione e la vita. La ragione moderna ha lasciato svilita la vita; superbia (dovuta all”idealismo) e umiliazione sono i due poli dell”anima moderna che non si è riconciliata con se stessa e ha reagito con l”azione; un”azione rivoluzionaria, dove le speranze precipitano. L’autrice infine, si sofferma in particolare sul surrealismo, vicino alla confessione, quando diventa indispensabile ricercare il punto in cui il reale e l”immaginario non sono più percepiti in modo contraddittorio. Continua a leggere “La confessione come genere letterario”

Vanitá e pregiudizio

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Vanità e pregiudizio, sono parole ben diverse ma spesso usate come fossero la stessa cosa. Una persona può essere orgogliosa senza essere vana. L’orgoglio è quello che noi pensiamo di noi stessi, la vanità è quel pregiudizio che si riferisce piuttosto a ciò che vogliamo che gli altri pensino di noi. L’orgoglio può essere tradito proprio dalla vanità, quando si è accecati dalla presunzione e dalla finzione.
“Orgoglio e pregiudizio” è uno dei primi romanzi di Jane Austen. La scrittrice lo iniziò a ventun anni; il libro, rifiutato da un editore londinese, rimase in un cassetto fino alla sua pubblicazione anonima nel 1813, e da allora è considerato tra i più importanti romanzi della letteratura inglese.

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La sarta di Dachau

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. Continua a leggere “La sarta di Dachau”

Il flâneur della luce

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Dietro a ogni fotografia c’è un mondo che non è mai soltanto quello che si vede.

In ogni immagine, anche quella apparentemente più banale, c’è un orizzonte ampio di scelte, di desideri, di pensieri, di narrazioni interiori che fanno parte della vita e dell’immaginario di chi l’ha scattata.

L’istante perfetto è lì fuori che ci attende. Ma cosa ci rende davvero capaci di coglierlo? Quella percezione che in un solo istante si compone come un’architettura di linee, luci ed ombre. Quel sentimento che si nasconde alla parola e che si esprime con la capacità di scoprire l’invinsibile. Quella capacità di vedere oltre.

È come affermava il poeta simbolista Charles Baudelaire, il Flâneur è chi vaga per le vie della città e poi scrive le sue emozioni; lo stesso è  per chi prova emozioni nell’osservare la vita che lo circonda e le immortala in un semplice scatto.

Quando la poesia giace nella profonditá di un animo sensibile, gli occhi colgono le parole e compongono il più estetico poema dell’immagine.

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La luce del sogno

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Quando nella notte scende il silenzio, ecco apparire speranze e paure che si sovrappongono per comporre il sogno. E mentre il buio e la luce formano contrasti che tornano come frammenti di vita in una composizione priva di reale significato, ecco che il giorno ritorna per riappropriarsi nella sua originale dimensione.

Fuori è ormai l’alba e mentre la luce sale verso l’alto, riappare la vita con tutta la sua verità, sussurra parole con voce ancora roca ma già troppo padrona di sè.

Si odono i suoni che conducono il tempo che sta per ricominciare e tutto scandisce il ritmo di sempre, quello che nessuno mai è riuscito ad interrompere, quello che possiede il diritto di regolare ogni cosa.

Ci sono voci che si perdono ormai nell’aria, il sogno svanisce come una dea che torna dal suo lungo viaggio, fiera ma non più al suo posto,  ma che porta con sè la gloria di aver combattuto per evitare ogni forma di conflitto, supremazia, odio e dolore.  Continua a leggere “La luce del sogno”

I canti di Natale e le loro origini

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Come ogni Natale tornano le musiche e gli inni che si ripetono da secoli e che ricordano l’esultanza della cristianitá, ma non sempre era così.

Eseguiti in varie lingue, in Italia anche in dialetto, sono il più popolare mistero della Notte di Natale e la maggior parte di questi canti “pastorelle” in italiano, “weihnachtslieder” in tedesco, “Carolis” nei paesi anglosassoni si concentrano principalemente sull’evento e i suoi protagonisti.

Il tema più frequente è quello della povertà, come nel caso della pastorello “ Tu scendi dalle stelle” di Sant’ Alfonso de’ Liguori (1696-1787).

Alcuni di questi canti non hanno che un lontanissimo rapporto con il Natale. In uno si glorifica il Re Venceslao, santo patrono della Cecoslovacchia, ucciso per gelosia dal fratello Boleslao sulla porta di una cappella nel 929. Continua a leggere “I canti di Natale e le loro origini”

Uno spinoso agrifoglio

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L’usanza di decorare la casa con ramoscelli e corone d’agrifoglio è una delle più antiche tradizioni natalizie. Le lucenti foglie dalle punte aguzze, verdi per tutto l’inverno, sembrano una promessa perenne; le bacche rosse vivo esprimono gioia ed esultanza.

Il gaio aspetto dei ramoscelli fa parte della letizia di quei giorni, della tregua degli animi, del caldo senso di benessere, dagli inni natalizi, dallo scampanio festoso e della risa spensierate dei bambini.

Ma la sua storia risale a secoli remoti, perché già nell’antica Roma corone d’agrifoglio venivano mandate agli sposi novelli per esprimere felicitazioni. Durante i gai Saturnali, la festa del solstizio d’inverno dedicata al Dio della seminagione, i Romani inviavano agli amici questa pianta in segno di stima e d’augurio. Come altri popoli d’Europa, loro – i romani – credevano che l’agrifoglio scacciasse gli spiriti maligni. E Plinio il Vecchio scrive che proteggeva la casa dai fulmini.

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Il Natale dei ricordi

 

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Ci sono momenti nella vita dove i ricordi riemergono come giocattoli, ognuno al loro posto in soffitta come soldatini di piombo, immobili.

Ecco che bambole con abiti scuciti, scatole semivuote, cavallini che zoppicano nel loro breve dondolio, trenini con rotaie interrotte, l’orso Teddy liso e senza peluche, secchielli di plastica che hanno portato l’acqua di mare per costruire castelli di sabbia, diventano nuovamente  i compagni di un giorno di festa, il Natale che ognuno di noi ricorda e custodisce per sempre nell’intimo.  Continua a leggere “Il Natale dei ricordi”