La sarta di Dachau

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. Continua a leggere “La sarta di Dachau”

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Il flâneur della luce

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Dietro a ogni fotografia c’è un mondo che non è mai soltanto quello che si vede.

In ogni immagine, anche quella apparentemente più banale, c’è un orizzonte ampio di scelte, di desideri, di pensieri, di narrazioni interiori che fanno parte della vita e dell’immaginario di chi l’ha scattata.

L’istante perfetto è lì fuori che ci attende. Ma cosa ci rende davvero capaci di coglierlo? Quella percezione che in un solo istante si compone come un’architettura di linee, luci ed ombre. Quel sentimento che si nasconde alla parola e che si esprime con la capacità di scoprire l’invinsibile. Quella capacità di vedere oltre.

È come affermava il poeta simbolista Charles Baudelaire, il Flâneur è chi vaga per le vie della città e poi scrive le sue emozioni; lo stesso è  per chi prova emozioni nell’osservare la vita che lo circonda e le immortala in un semplice scatto.

Quando la poesia giace nella profonditá di un animo sensibile, gli occhi colgono le parole e compongono il più estetico poema dell’immagine.

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Il lungo viaggio nel diario dell’essenza

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Ho viaggiato a lungo scoprendo luoghi infiniti,

ho lasciato ogni cosa per trovare le migliori emozioni,

ho pensato fosse giusto andarmene dalla materialità delle cose.

Ho scoperto che appartengo al silenzio del tempo,

ho scoperto che viaggio verso l’infinito,

ho scoperto il colore dell’essenza delle cose.

Ho camminato con il cuore infranto,

ho camminato lungo il fiume a piedi nudi,

ho camminato a testa alta.

Ho pensato di raccontare i momenti più belli,

ho pensato di raccogliere la rugiada in un’ampolla sacra,

ho pensato di riprendere il mio viaggio.

L’addio della sera si sente seguire come una preghiera,

mentre il treno s’avvia.

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La luce del sogno

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Quando nella notte scende il silenzio, ecco apparire speranze e paure che si sovrappongono per comporre il sogno. E mentre il buio e la luce formano contrasti che tornano come frammenti di vita in una composizione priva di reale significato, ecco che il giorno ritorna per riappropriarsi nella sua originale dimensione.

Fuori è ormai l’alba e mentre la luce sale verso l’alto, riappare la vita con tutta la sua verità, sussurra parole con voce ancora roca ma già troppo padrona di sè.

Si odono i suoni che conducono il tempo che sta per ricominciare e tutto scandisce il ritmo di sempre, quello che nessuno mai è riuscito ad interrompere, quello che possiede il diritto di regolare ogni cosa.

Ci sono voci che si perdono ormai nell’aria, il sogno svanisce come una dea che torna dal suo lungo viaggio, fiera ma non più al suo posto,  ma che porta con sè la gloria di aver combattuto per evitare ogni forma di conflitto, supremazia, odio e dolore.  Continua a leggere “La luce del sogno”

I canti di Natale e le loro origini

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Come ogni Natale tornano le musiche e gli inni che si ripetono da secoli e che ricordano l’esultanza della cristianitá, ma non sempre era così.

Eseguiti in varie lingue, in Italia anche in dialetto, sono il più popolare mistero della Notte di Natale e la maggior parte di questi canti “pastorelle” in italiano, “weihnachtslieder” in tedesco, “Carolis” nei paesi anglosassoni si concentrano principalemente sull’evento e i suoi protagonisti.

Il tema più frequente è quello della povertà, come nel caso della pastorello “ Tu scendi dalle stelle” di Sant’ Alfonso de’ Liguori (1696-1787).

Alcuni di questi canti non hanno che un lontanissimo rapporto con il Natale. In uno si glorifica il Re Venceslao, santo patrono della Cecoslovacchia, ucciso per gelosia dal fratello Boleslao sulla porta di una cappella nel 929. Continua a leggere “I canti di Natale e le loro origini”

Uno spinoso agrifoglio

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L’usanza di decorare la casa con ramoscelli e corone d’agrifoglio è una delle più antiche tradizioni natalizie. Le lucenti foglie dalle punte aguzze, verdi per tutto l’inverno, sembrano una promessa perenne; le bacche rosse vivo esprimono gioia ed esultanza.

Il gaio aspetto dei ramoscelli fa parte della letizia di quei giorni, della tregua degli animi, del caldo senso di benessere, dagli inni natalizi, dallo scampanio festoso e della risa spensierate dei bambini.

Ma la sua storia risale a secoli remoti, perché già nell’antica Roma corone d’agrifoglio venivano mandate agli sposi novelli per esprimere felicitazioni. Durante i gai Saturnali, la festa del solstizio d’inverno dedicata al Dio della seminagione, i Romani inviavano agli amici questa pianta in segno di stima e d’augurio. Come altri popoli d’Europa, loro – i romani – credevano che l’agrifoglio scacciasse gli spiriti maligni. E Plinio il Vecchio scrive che proteggeva la casa dai fulmini.

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Il Natale dei ricordi

 

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Ci sono momenti nella vita dove i ricordi riemergono come giocattoli, ognuno al loro posto in soffitta come soldatini di piombo, immobili.

Ecco che bambole con abiti scuciti, scatole semivuote, cavallini che zoppicano nel loro breve dondolio, trenini con rotaie interrotte, l’orso Teddy liso e senza peluche, secchielli di plastica che hanno portato l’acqua di mare per costruire castelli di sabbia, diventano nuovamente  i compagni di un giorno di festa, il Natale che ognuno di noi ricorda e custodisce per sempre nell’intimo.  Continua a leggere “Il Natale dei ricordi”

Un giorno solo tutta la vita

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Un giorno solo, tutta la vita. Un libro dove viene esplorato quell’intenso sentimento che dura un’intera esistenza, capace di superare qualsiasi barriera di lontananza e il toccante e vivissimo ricordo di questa passione. “Quel fulmine nel cuore” intenso ed emozionante come il primo bacio, impossibile da cancellare”.

Perché questa storia, in realtà, inizia a Praga nel 1939. Lenka e Joseph sono due studenti ebrei, si conoscono poco prima dello scoppio della guerra, si innamorano, diventano marito e moglie per lo spazio di una notte. Il giorno dopo, al momento di fuggire negli Stati Uniti Lenka decide di restare, perché non ci sono biglietti a sufficienza per la sua famiglia. Si separano con la promessa di ricongiungersi al più presto, ma Lenka finisce in un campo di concentramento. In mezzo all’orrore, fa ciò di cui è capace, dipingere, unico modo per dare colore a ciò che è privato di luce, per dare forma a ciò che non si può descrivere. Mentre Joseph, in America, si specializza in ostetricia: solo aiutare a dare la vita gli consente di non farsi trascinare a fondo dalle voci di chi non c’è più.

Continua a leggere “Un giorno solo tutta la vita”