Quel senso di non maturità

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Non si guarda più alla fame nel mondo, quasi non esistano più popoli poveri, malattie e sofferenze. Non si pensa più che ci sono persone che ogni giorno combattono per la sopravvivenza. Non si riesce più a vedere quello sguardo triste di un bambino orfano che cerca un sorriso.

Mentre si guarda alle guerre per il potere, alle provocazioni tra nazioni, ai conflitti per ricostruire interi paesi in territorio di conquista, alla frenesia di seguire le informazioni che scommettono su chi dará la drammatica notizia prima che succeda, all’esibizionismo senza alcun contenuto, ci si rende conto che si è perso il senso della realtà.

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Acquerelli nello sguardo

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Quando costruiamo castelli  per troppo tempo, tutti le speranze sfumano nelle cromie dei grigi e le illusioni diventano bruni tramonti in terre sciupate da un clima arido.

Tutto si china all’irrequitezza dello spirito

Quando invece abbiamo la pazienza di vedere la tranquillità dell’estate, il lento appisolarsi dell’autunno, il rigido riservo dell’inverno, il risveglio della primavera, ogni momento trascorso si assesta come in un ciaciglio di petali colorati.

Tutto si inchina alla gioia dell’anima.

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La paura non è più cronaca

Improvvisamente ci si guarda attorno in ogni momento della giornata per capire chi ci osserva, chi cammina dietro a noi o ci anticipa a pochi passi di distanza.

Improvvisamente abbiamo perso quella libertà conquistata  nei secoli per ritrovarci ad aver la stessa paura di una gazzella rincorsa dal leone e che difficilmente fugge al suo drammatico destino.

La violenza fisica verso una donna non può essere giustificata come un istinto feroce e primordiale di un “animale” vissuto in cattività; al quale però è stato dato asilo politico, vestiti, un tetto per dormire, cibo per mangiare e – per il fatto di appartenere al genere umano – anche il diritto di pensare di poter agire con crudeltà. Continua a leggere “La paura non è più cronaca”

Lacrime

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Viviamo sempre più in una società dove l’uomo piange solo per rabbia o per non essere riuscito ad ottenere il successo o per aver perso una scommessa, e spesso senza un comportamento di umiltà nei confronti dei sentimenti veri.

Ma le lacrime sono molto più che uno sfogo del dolore, perché possono sgorgare anche in presenza di bellezza, in momenti di grande gioia, o quando siamo improvvisamente liberati da un affanno.

In queste circostanze sembrano irragionevoli e fuori luogo e le nascondiamo perché ci rendono umani, ma tali reazioni inattese dovrebbero avere origine nei bisogni e nei segreti più potenti e nascosti del nostro cuore. Perciò le lacrime di cui non sappiamo spiegare la ragione possono essere un mezzo per rivelarci a noi stessi, per conquistare una saggezza personale e una felicità più profonda, più vera.

Ecco che sfogliare un vecchio album di fotografie, magari di quando eravamo giovani e poveri dove ci stringevamo con le persone amate e gli amici, pieni di timori e di speranze, ora forse, riscopriamo quel giusto pianto non solo perché è passata una parte della vita e della giovinezza, ma perchè ci aiuta capire che nel nostro intimo nessuno vive con l’intensità e con il calore che ci metterebbe se ci rendessimo conto di quanto sono brevi i nostri anni di vita è come nessun passato può tornare. Continua a leggere “Lacrime”

Leggo

Quando leggo libri riemergono i più bei ricordi,
con luce fioca della sera o luminosa del giorno,
con la musica che mi apre le pagine,
con il cuore che ascolta,
con il rispetto di ciò che leggo,
trovo nuovi amici con i quali condividere il silenzio.

Antilia

Se solo ci fosse

Non è mai il tempo a soffocare i sentimenti,
non è mai la quotidianità a togliere la gioia,
non è mai la condivisione a creare indifferenza.

È solo l’assenza della fiducia che genera conflitti.
È solo l’ostinazione dell’egoismo a sfumare la speranza.
È solo la stupidità che combatte inutilmente le pretese.

Vi è complicità se il giorno si accompagna alla notte,
Vi è sicurezza se non si è mai soli nelle difficoltá.
Vi è un tempo dove ci si incontra senza una precisa meta.

Antilia

Pianto rubato

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Abbiamo scritto pensieri sulla sabbia,
poi la marea li ha portati con sè.
Abbiamo scritto di amore sulla carta,
poi tutto è rimasto incustodito.
Abbiamo scritto quando il vento si alzava,
poi la pioggia ha lavato ogni parola.
Abbiamo scritto per condividere un segreto,
poi è stato estorto per creare dolore.
Abbiamo scritto ogni momento trascorso,
poi lo si sente narrare nel suono di campane.
Abbiamo scritto per non soffrire,
poi anche il silenzio è stato bruciato.
Abbiamo scritto mille storie, mille sogni, mille segreti;
centinaia granelli di sabbia finissima
ora ne custodiscono un pianto rubato.

Antilia

Pennelli

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Quando non ci sono più parole da dire,
ci sono sempre colori che parlano.
Quando non ci sono più fogli per scrivere,
ci sono sempre pennelli che possono raccontare:
storie, emozioni, fantasie, rancori e sentimenti,
tutto sotto un segno impetuoso e indelebile.

Antilia

L’ombra del candido fiore del rovo

Il simbolismo negativo del rovo é riflettuto nell’iconografia rinascimentale, dov’è questa pianta evocava tutti i vizi.

In questo senso l’emblema della inclinazione che può essere di diversa natura, ovvero una donna vestita di bianco sul lato destro e di nero sul sinistro, in capo due stelle fisse, quella di Giove a destra e a sinistra la più piccola e fosca Saturno, mentre tiene nella mano destra un mazzo di rose e nella sinistra uno di rovi.

Infine ha i piedi entrambi alati, per la sua supremazia all’invadenza, a significare che tale inclinazione muove immediatamente l’animo.

L’ingiuria a sua volta era una donna ma dall’aspetto orribile. Aveva occhi infiammati, abito rosso, la lingua pendula simile a una serpe, la bocca lasciava colare la saliva nelle sue sarcastiche risate.

In mano reggeva un mazzo di rovi con bianchi fiori e sotto aveva una bilancia a significare la volontà di sopraffare gli altri, forse secondo la parabola dei Giudici.

Nel linguaggio dei fiori, il rovo é simbolo di sofferta invidia.

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