Un cappello pieno di cilieg( )e

 

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Un bel narrare la propria storia, quando le (i) nella vita non servono più e il loro suono è ormai muto. Un cappello pieno di cilieg()e.
Da leggere o rileggere.

 

L’ amicizia esiste se è una sincera virtù

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Non dimenticare mai che hai il mondo intero, la vita tutta davanti a te…. Che per te la vita può e deve essere più reale, più piena e gioiosa di quanto forse non lo è mai stato per nessun essere umano. Non la mutilare in anticipo con una qualsiasi rinuncia. Non ti lasciare imprigionare da nessun affetto. Preserva la tua intima solitudine.

Il giorno, se mai verrà, che una vera amicizia ti sia concessa, non esisterà opposizione fra la solitudine interiore e l’amicizia; anzi è da questo segno infallibile che la riconoscerai.

L’amicizia non va cercata, nè sognata, nè desiderata, nè definita o teorizzata. L’amicizia si esercita (è una virtù). Essa semplicemente “esiste” come la bellezza. E’ un miracolo, misterioso e insieme incastonato nella realtà. Non bisogna desiderare l’amicizia come compenso, non va inventata, non per alleviare la solitudine; non deve basarsi su visioni deformate di te e dell’altro. Molte volte vendiamo l’anima per l’amicizia ed è facile corrompere e corrompersi. Continua a leggere “L’ amicizia esiste se è una sincera virtù”

L’accompagnatrice

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Un libro affascinante che ci porta ad analizzare il rapporto tra bellezza e sontuosità, tra semplicità e sfarzosità, tra candore e furbizia, tra ornatezza e pretestuositá, tra garbo e la sfacciataggine che non può che portarci a contemplare la verità di tanta ipocrisia raggiunta dalla società moderna.

Il fascino e l’invidia, la sottile crudeltà e l’ambivalenza, le sfumature e le ombre nel rapporto tra due donne di diversa condizione e fortuna. Il legame tra una povera pianista – l’accompagnatrice – e una cantante di successo raccontato in un centinaio di pagine di rara finezza psicologica, sufficienti a dare a questo libro l’impatto di un grande romanzo.

Continua a leggere “L’accompagnatrice”

Fortezze confuse come in un riflesso

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Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe.

L’esistenza degli eroi, quella che ci raccontano, è semplice: va dritta al suo scopo come una freccia. E gli uomini, per lo più, si compiacciono di riassumere la propria esistenza in una formula – talvolta un’ostentazione, talvolta una lamentela, quasi sempre una recriminazione; la memoria compiacente compone loro una esistenza chiara e spiegabile.

La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggior esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d’arte, non artista come credette d’essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma non carico di delitti […] Si direbbe che il quadro dei miei giorni come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti uguali di cultura e d’istinto.

Affiorano qua e là i graniti dell’inevitabile; dappertutto, le frane del caso […] In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fortezze si confondono come quelle di un’immagine che si riflette nell’acqua. Continua a leggere “Fortezze confuse come in un riflesso”

Le farfalle di Antilia

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Antilia e Zefiro è una collana che vuole offrire l’emozione di qualche minuto di lettura, di ascolto o di entrambi allo stesso tempo, regalare qualche attimo che distolga dalle abitudini e dagli impegni quotidiani. In questo primo volume, Le farfalle di Antilia, si esplora un mondo segreto e una suggestiva capacità d’interpretazione descrittiva: si narrano intriganti emozioni, storie di personaggi racchiuse nella nostra memoria, fino a oltrepassare il fascino del mistero che si cela in tutti i racconti. Mentre si scorrono le parole, la voce diventa parte di uno spettacolo di strada, e i protagonisti recitano la storia della propria vita. Lo scrigno racchiude sedici brani da ascoltare in qualsiasi spazio della giornata, per trovare un momento di intimità letteraria, sì, ma “da marciapiede”. Questa prima raccolta prende il titolo dal regalo di Antilia ai suoi lettori, le farfalle. Continua a leggere “Le farfalle di Antilia”

E quindi uscimmo a riveder le stelle

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«Vexilla regis prodeunt inferni
verso di noi; però dinanzi mira»,
disse ‘l maestro mio, «se tu ‘l discerni».

Come quando una grossa nebbia spira,
o quando l’emisperio nostro annotta,
par di lungi un molin che ‘l vento gira,

veder mi parve un tal dificio allotta;
poi per lo vento mi ristrinsi retro
al duca mio, ché non lì era altra grotta.

Già era, e con paura il metto in metro,
là dove l’ombre tutte eran coperte,
e trasparien come festuca in vetro.

Altre sono a giacere; altre stanno erte,
quella col capo e quella con le piante;
altra, com’ arco, il volto a’ piè rinverte. Continua a leggere “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

I tre tipi di governo per Montesquieu

 

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La legge è un rapporto necessario che deriva dalla natura stessa delle cose. E lo spirito delle leggi è il principio che unifica le norme e le ispira nelle loro disposizioni. Tale principio è da Montesquieu identificato nella giustizia e nell’equità, fondate su quella natura umana che è uguale in tutti e identica sempre. Le leggi non precedono lo stato e la convivenza sociale, ma ne sono una conseguente emanazione. Il cittadino è realmente libero quando la sua volontà è conforme alla legge, cioè quando fa non quel che vuole, ma quel che deve, riuscendo anche a vincere l’influenza esercitata dalle circostanze storiche, economiche e ambientali. A condizione, tuttavia, che la forma di governo adottata si regga sull’equilibrio e sulla distinzione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Perché non può esservi libertà in uno Stato nel quale chi fa le leggi è lo stesso soggetto che le mette in atto e che ne verifica il rispetto. Così come sarebbe impensabile che tutta la popolazione esercitasse il potere legislativo in forma diretta, senza delegarne la funzione ai propri rappresentanti…  Continua a leggere “I tre tipi di governo per Montesquieu”

Le braci

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Gli uomini non sanno nulla di sé stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero.

Tutto ciò che le avevo dato io, un patrimonio, una posizione sociale, per lei contava ben poco, le importava unicamente salvaguardare quell’indipendenza interiore che formava la sua personalità più autentica e di cui non voleva cedere la benché minima parte al mondo in cui l’avevo introdotta.” Sándor Márai, “Le braci”

Le braci dell’ipocrisia ardono nel cercare di imitare, ma resterà sempre una brutta copia.

L’uomo moderno non ha soluzioni

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“Tutto prese a sciogliersi, tutto si mescolava e si reggeva su questo caos… dove i rivoluzionari diventavano conservatori, e i conservatori anarchici”. Esce da quell’ esperienza disilluso, scoraggiato: ovviamente non si aspettava un comportamento migliore da parte delle forze reazionarie. Ma la barbara brutalità delle masse lo preoccupa fortemente. E non di meno lo avviliscono meschinità borghese e codardia liberale: “uomini che a un tempo minano il vecchio ordine e vi si aggrappano, accendono la miccia e cercano di arrestare l’ esplosione”. Da questa débacle rivoluzionaria, però, Herzen esce anche con un preciso e irrinunciabile convincimento. Diffidare di tutti i liberatori dell’ umanità, siano essi di destra o sinistra. E dunque invitare gli individui a non immolarsi mai per alcuna astrazione: si chiami essa Nazione, Chiesa, Partito, Classe, Progresso, o Democrazia. I fini remoti sono sempre delle trappole. Quanto conta è preservare gli scopi prossimi, e la vita intera di ogni singola persona. Nella storia, sostiene ancora l’ emigrato russo, ci sono momenti (rari) in cui l’ uomo si sente libero in una causa comune; e allora la sua attività coincide con le tendenze prevalenti della società. Poi ce ne sono altri, più frequenti, in cui il rapporto individuo-società procede pacifico e sonnolento, solo perché così è stato fissato dall’ ultimo rivolgimento. Ma, da ultimo, ci si può trovare anche nel bel mezzo di altri passaggi, i più dolorosi, in cui le forme sociali sopravvissute a sé stesse si estinguono lentamente e pesantemente. E “in tali epoche, per gli uomini liberi, è più facile inselvatichire lontano dagli altri piuttosto che accompagnarli per la stessa strada”. Quando questo accade, a chi ci obietterà: ma così facendo voi fuggite, risponderemo: no, siete voi che restate. Perché mentre tutti cercano disperatamente una bandiera, io so – continua Herzen – che invece è giunto il momento in cui bisogna liberarsi di tutte le bandiere. Ad esempio. Mi chiedono se sia meglio il conservatorismo rivoluzionario di un Radetzky o il rivoluzionarismo conservatore di un Cavaignac. Ma è evidente: “sono peggio tutti e due”, come dicono i bambini. In questa fase, agire vuol dire una cosa sola: comprendere. Non con l’ occhio del giudice (Herzen detesta troppo qualunque genere di astrazione per cadere nella trappola didattico-moralista), ma con quello del naturalista. Che non lascia cadere nessun sintomo, nessuna trasformazione. Che è interessato alla “fisiologia della vita sociale”, con tutti i suoi oscuri impulsi e umori, le sue improvvisazioni, la sua santa inquietudine, il suo bussare simultaneamente a mille porte differenti. Sì, perché la storia procede per “embriogenesi”, non “coincide con la dialettica della ragion pura”. La civiltà di Roma, con il suo corpus iuris e la saggezza dei filosofi latini, era sicuramente molto più elevata e umana del successivo ordinamento barbarico. Continua a leggere “L’uomo moderno non ha soluzioni”