Anna Pavlova, il più bel “Cigno” della danza

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Un memorabile ricordo di Anna Pavlova, tratto dal libro “Flight off the season” di André Olivéroff del 1932.

 

Anna Pavlova, la più grande ballerina di tutti i tempi, una leggenda capace di trascendere la bellezza della danza e del suo carattere.

Il segreto della sua grandezza, era la sua stessa origine, il suo coraggiosa e ferreo impegno all’arte che amava, in lei viveva quel l’impegno senza sosta che é l’altro nome di una evidente genialità.

Ogni mattina alla sbarra, giorno dopo giorno, ripetendo sempre gli esercizi che aveva imparato prima dei sedici anni alla Scuola imperiale di ballo di Pietroburgo. Cercava sempre di raggiungere la perfezione, che per tutti era raggiunta ma mai per lei stessa.

Anna, sembrava che volasse via con il vento, come le più leggere piume di un cigno. E ogni volta nel fare il suo ingresso c’era una cassetta di pece greca pronta per lei, che strofinava sulla punta delle scarpette per non scivolare sul palcoscenico. Poi restava immobile sulle punte, palpitando come una farfalla, per far entrare la pece. Tutto era un rito, dapprima si piegava in avanti e premeva il palmo delle mani a terra per scegliere i muscoli della schiena, e poi tendeva i piedi in avanti, indietro e infine lateralmente.

Quando si sentiva nervosa si faceva il segno della Croce. Una volta finiti tutti i preparativi, rimaneva in piedi tra le quinte, appoggiandosi con la mano a una scena, una gamba più avanti dell’altra, con le punte delle scarpette ad angolo retto e attendendo che l’orchestra le desse il segnale per entrare. Gettava così le braccia all’indietro, dritte e rigide, in un gesto che sembrava lasciare alle spalle ogni cosa…e prendeva il volo sui piedi alati.

Ciò che la contraddistingueva e la rendeva magica, era il suo modo di camminare, il suo portamento elegante, leggero ma sopratutto inconfondibile. Era così diversa, così raffinata, che esprimeva in ogni istante la quintessenza della sua personalità luminosa. Questo suo camminare non nascondeva alcun trucco per far presa sul pubblico, lei si muoveva in modo naturale, quasi come un uccello esotico e sussiegoso.

Non poteva sfuggire al fascino che la sua personalità sprigionava, così connesso con l’eleganza del suo corpo, del suo stesso incedere. La sua era una combinazione di grazia con una forza e resistenza straordinaria.

Erano i suoi piedi arcuati a custodire un segreto che nessuno, guardandola dalla platea, avrebbe potuto scoprire, un segreto che dava una finezza inarrivabile alla sua danza. Poi il suo viso, espressivo a tal punto che sembrava fondersi con la forza espressiva dell’intero corpo, fino a fare un unicum, uno strumento di perfezione sul quale la sua immaginazione si esprimeva all’infinito.

Anna Pavlova

Muoveva il suo corpo come fosse musica, ogni nota nella scala delle emozioni umane, così come quando la si vedeva ballare nel Valzer di Natale. Mentre nella parte di Cleopatra ammaliatrice, ella impersonava tutta la seduzione di un mondo sofisticato. Mentre in Gisella suscitava una tenerezza stravolgente per quella fanciulla troppo fragile per questa terra.

Ma é nel Cigno che lei trasportava gli spettatori come su ali nel fantastico mondo della natura, un mondo che al tocco vinificatore di un genio, si faceva pieno di significato. Così che la morte del Cigno diventava il simbolo di tutte le morti, e il palpito della farfalla il simbolo di tutte le gioie.

Anna Pavlova, un cigno danzante che nessuno dimenticherà mai, che con il suo garbo e la sua innata discrezione ci insegna a tenere sempre un passo elegante e rispettoso anche nella vita.

 

 

 

 

Pierre Joseph Redoutè

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Chiamato anche il “Raffaello dei fiori”, Redoutè è il più ricercato degli artisti di acquerello mai esistiti. Le sue opere sono custodite in musei, biblioteche, palazzi e soprattutto amate da collezionisti di tutto il mondo, disposto a spendere qualsiasi cifra per aggiudicarsi un suo lavoro ancora disponibile sul mercato.

Pierre-Joseph Redoutè nacque nel 1759 a Saint-Hubert nelle Ardenne da una povera famiglia di decoratori ed é proprio in questo contesto che manifesta un grande interesse per la pittura e per i fiori, che lui stesso chiamava “le stelle della terra”. Appena fanciullo lascia la casa paterna e cerca di guadagnarsi da vivere facendo il pittore ambulante. A 20 anni o poco più si trasferisce dal fratello a Parigi dove con il fratello progetta e disegna scenari.Ma così abituato a vivere in campagna non poteva fare a meno di trascorrere il suo poco tempo libero nel giardino reale a fare schizzi di erbe e fiori. E furono proprio questi disegni ad attirare l’attenzione di una persona influente e appassionata di botanica, il giudice della Corte Suprema Charleston L’Héritier de Brutelle, il quale gli insegnò a selezionare le piante e poi a disegnarla secondo un criterio scientifico.Iniziò così una vera collaborazione professionale, L’Héritier scriveva i testi di botanica e Redouté li illustrava.

Fu lo stesso L’Héritier a presentare a Redoutè il conservatore della Collezione di Pergamene della Biblioteca reale, un certo Gerardus van Spaendonck. Da lui apprese la tecnica della pittura su pergamena – pelle di vitello nato morto e resa impermeabile attraverso un trattamento speciale – e divenne così bravo da essere assunto come collaboratore della collezione. Continua a leggere “Pierre Joseph Redoutè”

Il libro della vita

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Abbiamo lasciato troppo spazio alla ricerca dell’effimero,

il mondo ci appariva circoscritto a ciò che si desiderava,

le persone ci passavano accanto senza nome,

le illusioni ci plasmavano come argilla,

le paure ci portavano a non decidere,

le ambizioni ci facevano vedere l’immortalità

e mentre tutto si spogliava,

il tempo si assottigliava,

e ci si accorgeva del tempo impegnato senza una vera meta. Continua a leggere “Il libro della vita”

Biografie come opere d’arte

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“In un coro di fogli, i ricordi, le testimonianze, le paure, i segreti e i sogni sono l’inchiostro di una sola opera d’arte, la biografia”.

Antilia

Un biografo è uno scrittore specializzato in storie vere di vite altrui in libri finiti e pubblicati in forma narrativa o saggi chiamati biografie.
In alcuni casi, ben noti scrittori, attori e altre figure pubbliche lavorano con i biografi per collaborare sulle proprie biografie. Altre volte, i biografi cercano le vite dei loro personaggi tra gli archivi e i racconti dei familiari e persone che li hanno conosciuti. Nel 1660, erano conosciuti come biografi. La radice di tutte le variazioni sulla biografia è la biographia tardo greca, “descrizione della vita”, da dal greco bíos βίος “vita” e gráphein γράφειν, “scrivere”. Continua a leggere “Biografie come opere d’arte”

La biografia rivela le passioni, le emozioni, la vita mai raccontata

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La biografia è la storia di una persona reale, anche la vostra, scritta da qualcun altro, uno scrittore, un biografo.  Può essere un racconto romanzato o la cronostoria di una vita. Il biografo si immedesima e racconta ciò che vede, ciò che sente, mai ciò che immagina. Il suo interpretare sa cogliere il vero pensiero che alberga nel sentimento e lo porta lontano nel tempo.

Ecco che Il protagonista ha un nome, riappare luogo dov’è é vissuto, i momenti felici o quelli sofferti, le gioie o le ferite del cuore. Di cosa era appassionato? Poesia, musica o semplicemente il trascorrere del tempo con la sua famiglia. Il compito del biografo riesce a far trasparire ogni passione. Come la sua vita è stata influenzata dalle sue passioni?

Le biografie esplorano gli eventi nella vita di una persona e ne colgono il significato.

Vuoi che la tua vita e quella della tua famiglia rimanga scritta?

Continua a leggere “La biografia rivela le passioni, le emozioni, la vita mai raccontata”