Vanitas, quando cade l’illusione

Ci sono rose che fioriscono d’inverno e restano immobili e racchiuse su se stesse per non abbandonare i loro singoli petali ancora vivi. E come nella vita, poste nel vaso dell’illusione e della speranza di poter sopravvivere, cadranno poi composte in un unico corpo, un bocciolo mai fiorito, lasciando solo un irraggiungibile ricordo e trattenendo in un lungo sospiro, il dolore della delusione.
Antilia

I canti di Natale e le loro origini

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Come ogni Natale tornano le musiche e gli inni che si ripetono da secoli e che ricordano l’esultanza della cristianitá, ma non sempre era così.

Eseguiti in varie lingue, in Italia anche in dialetto, sono il più popolare mistero della Notte di Natale e la maggior parte di questi canti “pastorelle” in italiano, “weihnachtslieder” in tedesco, “Carolis” nei paesi anglosassoni si concentrano principalemente sull’evento e i suoi protagonisti.

Il tema più frequente è quello della povertà, come nel caso della pastorello “ Tu scendi dalle stelle” di Sant’ Alfonso de’ Liguori (1696-1787).

Alcuni di questi canti non hanno che un lontanissimo rapporto con il Natale. In uno si glorifica il Re Venceslao, santo patrono della Cecoslovacchia, ucciso per gelosia dal fratello Boleslao sulla porta di una cappella nel 929. Continua a leggere “I canti di Natale e le loro origini”

Illusivitá della fotografia: l’invisibile

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Freud aveva spiegato la potenza dell’arte come “coscienza dell’illusività”: l’artista e il fruitore sono consapevoli del fatto che l’arte non sia la realtà, che rappresentare la morte, o il dolore, o il male, o la felicità.

Nella fotografia, la realtà è rubata all’intimitá e può non coincidere con il contenuto visibile, ma è proprio tale apparente finzione che consente di vivere appieno ed emotivamente in modo intenso quello stesso contenuto.

E qualsiasi elaborazione mentale di ciò che ci appare è un passo verso una maggiore felicità: riuscire a pensare e a provare emozioni che generano di per sé una sorta di appagamento.

È l’invisibile la coscienza dell’illusivitá di un vero fotografo. Continua a leggere “Illusivitá della fotografia: l’invisibile”

La fotografia non è selfie made man

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La fotografia esce da un’era dominata dal reportage, dalla moda e dalla pubblicità. Ora le immagini sono dominio di tutti e non solo del mondo della comunicazione che detta le sue regole. Ora gli album di famiglia sono Instagram, Facebook, Flick, spesso condivisi senza riservo dalla maggior parte delle persone. L’osservazione del mondo esterno, un paesaggio, un conflitto, una nuova moda – che era richiesto nel mondo della fotografia è stato contaminato da una moltitudine di linguaggi, molto più spontanei e autodidatta, dove vince troppo spesso il proprio autoritratto. Un irrefrenabile modello che coincide con l’attuale momento storico sempre più conflittuale tra il desiderio di mettersi in gioco e il desiderio di apparire per esporre gli aspetti più fragili della propria personalità.

Ma la fotografia non è selfie.

L’autoritratto è narcisismo quando è semplicemente utilizzato per guardarsi, apprezzarsi e mettere in luce alcuni aspetti fisici o di personalità.

E’ esibizionismo quando è condiviso, quando racconta le nostre vite, quello che facciamo e dove siamo, prestando magari il proprio smartphone per immortalarsi nella scena e riproporla sui propri social album in attesa di acclamazione. Continua a leggere “La fotografia non è selfie made man”

Maturità

 

EDD46A42-C329-446B-94C0-AA5AD830B2CESe pensiamo alla società di oggi, osserviamo che la parola “maturità”  è usata con tanta leggerezza che diventa trita. Con maturità si tende ad esprime che si è felici, sicuri, sposati, benvoluti e, come per continuare la spiegazione, in pace con se stessi e con il mondo.

Si usa anche pensare che una persona non matura sia incorreggibile, che gli manchi qualcosa o che sia cresciuta male o che il Cielo l’aiuti.

Queste definizioni dogmatiche tradiscono la voglia di quello che è la maturità assolutamente non è: sistemare la vita in tante caselle ognuna con il suo cartellino, in modo che non ci sia più bisogno di farsene pensiero.

La maturità odierna sembra poi che ogni comportamento debba essere condicio sine qua non ad un’altro, comportamento, tutto giustificato da chi lo deve giudicare, dimenticando spesso che l’altra persona è già straordinariamente cosciente del suo prossimo, di ciò che la circonda, degli stati d’animo espressi e non espressi. Continua a leggere “Maturità”