La luna d’inverno

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Ogni cosa a fine anno sembra concludersi per ricominciare in modo migliore, perché al passato c’è sempre qualcosa da rimproverare. E tutto arriva quando il freddo inverno ci spiega che ogni cosa si ferma per farci riflettere, ma è nell’uomo la promessa di nuova vita.

L’inverno, crudo, pungente, gelido sferzato di un vento che penetra nelle ossa e congela il sangue. I suoi giorni sono brevi, lunghe le notti e un timido sole getta un arco diffuso simile ad un riflesso nel cielo blu ghiaccio. La notte è così piena di luce riflessa che nel cielo si vedono solo la metà delle stelle. Questo è l’inverno di ogni cosa.

Ma il suono più minaccioso dell’inverno è la voce del ghiaccio. A volte è un rombo gelato, ogni tanto un sordo brontolio. È lo scricchiolio e il lamento dei cristalli di ghiaccio che si urtano tra loro, dell’acqua che diviene simile ad un vetro. È proprio lui, l’inverno che presta al ghiaccio la sua voce. Continua a leggere “La luna d’inverno”

Illusivitá della fotografia: l’invisibile

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Freud aveva spiegato la potenza dell’arte come “coscienza dell’illusività”: l’artista e il fruitore sono consapevoli del fatto che l’arte non sia la realtà, che rappresentare la morte, o il dolore, o il male, o la felicità.

Nella fotografia, la realtà è rubata all’intimitá e può non coincidere con il contenuto visibile, ma è proprio tale apparente finzione che consente di vivere appieno ed emotivamente in modo intenso quello stesso contenuto.

E qualsiasi elaborazione mentale di ciò che ci appare è un passo verso una maggiore felicità: riuscire a pensare e a provare emozioni che generano di per sé una sorta di appagamento.

È l’invisibile la coscienza dell’illusivitá di un vero fotografo. Continua a leggere “Illusivitá della fotografia: l’invisibile”

La fotografia non è selfie made man

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La fotografia esce da un’era dominata dal reportage, dalla moda e dalla pubblicità. Ora le immagini sono dominio di tutti e non solo del mondo della comunicazione che detta le sue regole. Ora gli album di famiglia sono Instagram, Facebook, Flick, spesso condivisi senza riservo dalla maggior parte delle persone. L’osservazione del mondo esterno, un paesaggio, un conflitto, una nuova moda – che era richiesto nel mondo della fotografia è stato contaminato da una moltitudine di linguaggi, molto più spontanei e autodidatta, dove vince troppo spesso il proprio autoritratto. Un irrefrenabile modello che coincide con l’attuale momento storico sempre più conflittuale tra il desiderio di mettersi in gioco e il desiderio di apparire per esporre gli aspetti più fragili della propria personalità.

Ma la fotografia non è selfie.

L’autoritratto è narcisismo quando è semplicemente utilizzato per guardarsi, apprezzarsi e mettere in luce alcuni aspetti fisici o di personalità.

E’ esibizionismo quando è condiviso, quando racconta le nostre vite, quello che facciamo e dove siamo, prestando magari il proprio smartphone per immortalarsi nella scena e riproporla sui propri social album in attesa di acclamazione. Continua a leggere “La fotografia non è selfie made man”

Maturità

 

EDD46A42-C329-446B-94C0-AA5AD830B2CESe pensiamo alla società di oggi, osserviamo che la parola “maturità”  è usata con tanta leggerezza che diventa trita. Con maturità si tende ad esprime che si è felici, sicuri, sposati, benvoluti e, come per continuare la spiegazione, in pace con se stessi e con il mondo.

Si usa anche pensare che una persona non matura sia incorreggibile, che gli manchi qualcosa o che sia cresciuta male o che il Cielo l’aiuti.

Queste definizioni dogmatiche tradiscono la voglia di quello che è la maturità assolutamente non è: sistemare la vita in tante caselle ognuna con il suo cartellino, in modo che non ci sia più bisogno di farsene pensiero.

La maturità odierna sembra poi che ogni comportamento debba essere condicio sine qua non ad un’altro, comportamento, tutto giustificato da chi lo deve giudicare, dimenticando spesso che l’altra persona è già straordinariamente cosciente del suo prossimo, di ciò che la circonda, degli stati d’animo espressi e non espressi. Continua a leggere “Maturità”

Polvere di stelle negli occhi a mandorla

In una notte stellata con la luna quasi piena ero in viaggio di ritorno e osservava nel cielo quella grande stella, tanto luminosa che sembrava volesse indicarle la strada, non si discostava mai e ad ogni sguardo s’illuminava al punto da accecare quello sguardo smarrito ed impaurito da un buio calato all’improvviso.

Il pensiero correva veloce quasi volesse cancellare per sempre gli ultimi mesi trascorsi alla finestra nell’assistere chi di paura né aveva molta di più, perché senza speranza.

Nessun rumore e nessun silenzio, la notte compariva come qualcosa oltre l’immaginario, mentre l’orologio avanzava la sua corsa verso il giorno a venire. Continua a leggere “Polvere di stelle negli occhi a mandorla”

Quel riservo che ci donano gli animali

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Quando i pensieri corrono troppo in fretta,

quando le parole sono come sassi di una montagna che si sgretola,

quando vorresti fermare il destino,

quando l’amore per gli animali é un grande silenzio che parla con loro,

il resto delle cose ci sembrano così lontane da non sentire più il loro rumore.

Quando la loro presenza ci incoraggia ecco che ci si sente più fragili come polvere al vento. Questo é il loro grande riservo senza mai chiedere. Continua a leggere “Quel riservo che ci donano gli animali”

Il teatro del bugiardo patologico

 

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La bugia patologica si presenta quando una persona mente senza voler mai distinguere la verità dalla fantasia, e le bugie che dice finiscono inesorabilmente per danneggiare la sua vita.

Una di queste forme alterate di realtà riguarda la figura dell’uomo-Pinocchio. Tutti conosciamo la favola: il burattino Pinocchio si opponeva alle figure genitoriali (Geppetto/padre e Fatina/madre), usando le bugie come giustificazione del suo operato.

Nei bambini è normale questo tipo di comportamento, purché non diventi – da adulti – un vizio patologico, preferendo cosi rimanere “eterni fanciulli”, e continuare a mentire. Questo finisce per generare due mondi: quello reale e quello fantastico, che nella mente del bambino si confondono ma che, in alcuni tristi casi, proseguono anche in età adulta.

Il bambino inventa storie per evitare di soffrire, di avere responsabilità non volute e compiti non accettati, da adulto bugiardo poi, cercherà sempre di evitare la verità, e di presentare la propria versione come unica e vera, ma insostenibile.

Ed è così, che l’adulto, non riesce a comprendere il suo operato, e lo ritiene anzi normale. Si è quindi così abituato alla sua vita “fantastica”, da non riuscire più a distinguerla dalla realtà, e anche se gli si dovesse provare che le cose non stavano così, rifiuterà la realtà spiacevole.

Illudendo sé stesso, illude anche gli altri, perché ritiene la bugia necessaria per vivere bene nella sua presunzione.

Tale individuo ha un fortissimo bisogno di mantenere l’autostima alta, e lo fa mentendo e cercando conferme per il proprio operato. Quasi mai si rende conto della propria condizione, e anzi ritiene di essere del tutto normale ed equilibrato. Quando è scoperto l’inganno, di solito si pente per quel che ha fatto, ma dopo poco tempo torna a ripetere il copione iniziale e a mentire a tutti. Non prova un vero senso di colpa o vergogna per le sue azioni, in quanto ritiene sempre di agire nel giusto e di doversi difendere da chi lo accusa.

Continua a leggere “Il teatro del bugiardo patologico”

LE RÉGIME ESTHÉTIQUE

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Dematerializzazione, concettualizzazione, ibridazione, documentazione: nel paradigma contemporaneo l’opera d’arte si estende ben al di là dell’oggetto, ed essa lo fa inoltre integrandone la dimensione temporale. In questo senso le “arti plastiche” o visual arts, come si dice ormai in luogo delle tradizionali “belle-arti”, tendono a non essere più soltanto arti dello spazio, ma anche arti del tempo, non fosse altro che per la loro dipendenza nei riguardi del racconto che le fa esistere. Integrando nella loro esistenza non soltanto il racconto ma anche la durata e, con essa, la possibilità di variazioni nel­l’e­secuzione, i differenti generi propri dell’arte contemporanea si allontanano dalle arti plastiche per avvicinarsi alle arti dello spettacolo vivente (teatro, musica), della letteratura e del cinema. Continua a leggere “LE RÉGIME ESTHÉTIQUE”

Anna Pavlova, il più bel “Cigno” della danza

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Un memorabile ricordo di Anna Pavlova, tratto dal libro “Flight off the season” di André Olivéroff del 1932.

 

Anna Pavlova, la più grande ballerina di tutti i tempi, una leggenda capace di trascendere la bellezza della danza e del suo carattere.

Il segreto della sua grandezza, era la sua stessa origine, il suo coraggiosa e ferreo impegno all’arte che amava, in lei viveva quel l’impegno senza sosta che é l’altro nome di una evidente genialità.

Ogni mattina alla sbarra, giorno dopo giorno, ripetendo sempre gli esercizi che aveva imparato prima dei sedici anni alla Scuola imperiale di ballo di Pietroburgo. Cercava sempre di raggiungere la perfezione, che per tutti era raggiunta ma mai per lei stessa.

Anna, sembrava che volasse via con il vento, come le più leggere piume di un cigno. E ogni volta nel fare il suo ingresso c’era una cassetta di pece greca pronta per lei, che strofinava sulla punta delle scarpette per non scivolare sul palcoscenico. Poi restava immobile sulle punte, palpitando come una farfalla, per far entrare la pece. Tutto era un rito, dapprima si piegava in avanti e premeva il palmo delle mani a terra per scegliere i muscoli della schiena, e poi tendeva i piedi in avanti, indietro e infine lateralmente.

Quando si sentiva nervosa si faceva il segno della Croce. Una volta finiti tutti i preparativi, rimaneva in piedi tra le quinte, appoggiandosi con la mano a una scena, una gamba più avanti dell’altra, con le punte delle scarpette ad angolo retto e attendendo che l’orchestra le desse il segnale per entrare. Gettava così le braccia all’indietro, dritte e rigide, in un gesto che sembrava lasciare alle spalle ogni cosa…e prendeva il volo sui piedi alati.

Ciò che la contraddistingueva e la rendeva magica, era il suo modo di camminare, il suo portamento elegante, leggero ma sopratutto inconfondibile. Era così diversa, così raffinata, che esprimeva in ogni istante la quintessenza della sua personalità luminosa. Questo suo camminare non nascondeva alcun trucco per far presa sul pubblico, lei si muoveva in modo naturale, quasi come un uccello esotico e sussiegoso.

Non poteva sfuggire al fascino che la sua personalità sprigionava, così connesso con l’eleganza del suo corpo, del suo stesso incedere. La sua era una combinazione di grazia con una forza e resistenza straordinaria.

Erano i suoi piedi arcuati a custodire un segreto che nessuno, guardandola dalla platea, avrebbe potuto scoprire, un segreto che dava una finezza inarrivabile alla sua danza. Poi il suo viso, espressivo a tal punto che sembrava fondersi con la forza espressiva dell’intero corpo, fino a fare un unicum, uno strumento di perfezione sul quale la sua immaginazione si esprimeva all’infinito.

Anna Pavlova

Muoveva il suo corpo come fosse musica, ogni nota nella scala delle emozioni umane, così come quando la si vedeva ballare nel Valzer di Natale. Mentre nella parte di Cleopatra ammaliatrice, ella impersonava tutta la seduzione di un mondo sofisticato. Mentre in Gisella suscitava una tenerezza stravolgente per quella fanciulla troppo fragile per questa terra.

Ma é nel Cigno che lei trasportava gli spettatori come su ali nel fantastico mondo della natura, un mondo che al tocco vinificatore di un genio, si faceva pieno di significato. Così che la morte del Cigno diventava il simbolo di tutte le morti, e il palpito della farfalla il simbolo di tutte le gioie.

Anna Pavlova, un cigno danzante che nessuna dimenticherà mai.

 

 

 

 

Hi tibi dabunt ad aeternitatem iter

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Dialogare con Socrate, dubitare con Carneade, goderci la vita con Epicuro, dominare con gli Stoici la natura umana, superarla con i Cinici. E se la natura ci consente di essere partecipi di tutte le età, perché non dovremmo, in questo breve passaggio che é la vita, dedicarci con tutto l’animo a queste verità eterne e condivise dei migliori fra noi? 

Ecco perché possiamo considerare impegnati sul serio soltanto coloro che si dedicano ogni giorno allo studio di Zenone, Pitagora, Democrito, Aristotele, Teofrasto e gli altri cultori della vera scienza. Nessuno di coloro si farà negare, nessuno mancherà di congedare più felice, più amico il visitatore, né lo lascierá andar via a mani vuote; e tutti potranno andarli a trovare, di notte e di giorno. Continua a leggere “Hi tibi dabunt ad aeternitatem iter”