La luna d’inverno

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Ogni cosa a fine anno sembra concludersi per ricominciare in modo migliore, perché al passato c’è sempre qualcosa da rimproverare. E tutto arriva quando il freddo inverno ci spiega che ogni cosa si ferma per farci riflettere, ma è nell’uomo la promessa di nuova vita.

L’inverno, crudo, pungente, gelido sferzato di un vento che penetra nelle ossa e congela il sangue. I suoi giorni sono brevi, lunghe le notti e un timido sole getta un arco diffuso simile ad un riflesso nel cielo blu ghiaccio. La notte è così piena di luce riflessa che nel cielo si vedono solo la metà delle stelle. Questo è l’inverno di ogni cosa.

Ma il suono più minaccioso dell’inverno è la voce del ghiaccio. A volte è un rombo gelato, ogni tanto un sordo brontolio. È lo scricchiolio e il lamento dei cristalli di ghiaccio che si urtano tra loro, dell’acqua che diviene simile ad un vetro. È proprio lui, l’inverno che presta al ghiaccio la sua voce.

Il ghiaccio è una delle voci più gelide, spesso lo riferiamo anche al cuore, mentre durante le notti di fioca luce stellare, la neve a volte cessa di cadere ma il ghiaccio rimane. La sua eco rimbomba mentre si solleva e si spezza in mille crepe, troppo grande ormai per restare nel suo letto.

Che dire dei venti d’inverno? È sufficiente che una tiepida luce solare, come un sorriso, li moderi e si trasformano in innocue brezze irrequiete che rincorrono foglie e “residui” di una vita passata, l’autunno. Ma in una rigida notte di luna piena, essi sferzano i fianchi dei monti e inondano le valli, simili a marosi scagliati contro una costa rocciosa. Quando sono carichi di neve allora la tormenta infuria.

Il vento d’inverno ha cento voci, un sussurro che ti giunge, un urlo che dispera, un rombo il cui suono ansima. Ruggisce tra le querce brulle e sibila violento per i pendii. Sospira sommerso tra i pini e gli abeti, come un lungo filo d’ansia che soffoca.

È la luna d’inverno la regina del cielo. In fretta si sbarazza del sole e poi illumina la gelida notte, immensa, lontana è sempre più solitaria. Si mette a danzare una maestosa pavana sulla superficie ghiacciata di uno stagno silenzioso, oppure disegna capricciosi geroglifici sulla neve sotto gli alberi ormai spogli. Ma è fragile come vetro soffiato e affilata come l’artiglio di un gufo famelico.

La luna d’inverno fa della notte un incantesimo, ma è aspro e gelido sortilegio. Il chiaro di luna di mezzo inverno non è il bagliore di un focolare riflesso nel cielo: è un mantello di gelo dentro un’ultima notte di dicembre.

Il buio giunge veloce appena il sole è tramontato, ma il cielo a ponente risplende ancora e l’orizzonte è attraversato da una striscia quasi luminosa di un verde intenso, la vita. Poi mentre il sole affonda, un ultimo bagliore sembra riempire il cielo, come se ogni gelido cristallo scintillasse all’aria.

La luna d’inverno immagina il bagliore del fuoco visto attraverso una finestra coperta ancora di brina e attende con speranza il nuovo anno.

 

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