La sacralità della natura

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Mentre l’alba si avvicina e il buio si declina alle prime luci

la natura si presenta innanzi più immobile,

le foglie del ciliegio cominciano a colorarsi di giallo,

ma l’estate non é finita è solo una pausa del tempo che se ne va.

Salgono i picchi rincorrendosi fino in alto,

tambureggiano e ridono insieme,

salgono e scendono divertiti,

gridano al Signore perché piova,

e le prime gocce di rugiada scivolano sul tronco come un pianto.

La luce ora illumina l’arrivo del giorno di festa,

laggiù in fondo il suono delle prime campane

i primi rumori oltre il viale,

mentre la natura torna nel suo scrigno,

i picchi smettono di giocare

e il cielo si copre di bianche nubi e scende una sottile pioggia.

Secondo una credenza cristiana, quando Dio volle creare fiumi e ruscelli chiese aiuto a tutti gli uccelli dal becco robusto e l’unico che non rispose all’appello fu il picchio, per cui il Signore lo punì dicendogli che non avrebbe più potuto bere una goccia d’acqua che avesse toccato terra. Per questo, quando è assetato, il picchio si rivolgerebbe all’Altissimo con un grido ripetuto, chiedendogli di far cadere acqua su foglie e rami degli alberi e Dio, misericordioso, gli manderebbe la pioggia. Da questa leggenda nacque la credenza secondo la quale il picchio che grida ripetutamente annuncerebbe pioggia…

 

 

 

 

 

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