Senza inchiostro

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Elogio di un’abitudine “letteraria”che sta purtroppo sparendo, soppiantata dai mezzi di comunicazione social.

Così scriveva la scrittrice Edith Wharton “La prima occhiata per vedere quante pagine, la seconda per vedere come finisce, una prima lettura col fiato sospeso, il lento indugiare su ogni frase: infine la scelta di quella che resterà in cima ai pensieri per tutta la giornata, squisito accompagnamento alla scialba prosa dell’esistenza” mentre tra le mani si apriva una lettera appena ricevuta.

Potrebbe procurare tanto piacere un whatsapp o un Messenger?

Mi deprime che questi mezzi così informali stia sostituendo le lettere e che scrivere sia passato di moda. Certo adesso la gente, familiari o amici, adulti e giovani, chattano piuttosto che scrivere con carta e penna. Ma attaccarsi alle chat è un’operazione penosamente transitoria. Immaginiamo che perdita di tempo sarebbe stata per il mondo se Elisabeth Barret si fosse sentita troppo stanca per scrivere a Robert Browning mentre soggiornava ad Asolo e se Zelda si fosse limitata a mandare un sms a Scott Fitzgerald.

Certamente si impiega più tempo a scrivere una lettera che a chattare, lo puoi fare dal treno perché ha cinque minuti di ritardo e non si sa me meglio trascorrere il tempo a disposizione o mentre si sta per andare a cena ma la pasta non è ancora pronta, insomma si è dimenticato il piacere procurato da una lettera.

C’è anche chi afferma di e-messaggiare solo perché trovano difficoltà ad esprimersi sulla carta, altri preferiscono non scrivere per prudenza, altri perché trovano che non abbia più senso, altri ancora perché si sentono moderni. In quest’epoca di oggetti e abiti di plastica e da gettare via – tanto ci sono i mari a fare da discarica -, di relazioni umane da buttare, una lettera invece dura nel tempo.

Gli Whatsapp non sono il solo modo per evitare di scrivere una lettera, esistevano anche le cartoline e i biglietti augurali oggi sostituiti da foto postate su Instagram in tempo reale e che possono essere viste da tutti, nessun vero destinatario esiste più. È tutto un supermercato della comunicazione. Ma Giuseppina si sarebbe commossa se Napoleone le avesse scritto con whatsapp “Saluti da Austerlitz. me la passo bene tutto 👌”

Se l’arte di scrivere lettere si perderà completamente, sarà davvero molto triste. Niente può uguagliare la gioia donata da una bella busta, con al suo interno bei fogli vergati con amore da una calligrafia che ci è cara. La modernità a volte inganna e porta alla banalità, ma poco importa ciò che sembra veramente interessare è esserci comunque. Ma interessa veramente a chi si trova costretto a rucevere, mentre il mittente attende con ansia il doppio baffo di lettura? 

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