L’immortalità del pensiero

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C’è chi correva in bicicletta lungo i viali che portavano al mare e sognava di poterlo fare un giorno con la macchina rosso fiammante, così la ricchezza della gioventù lo rendeva immune ad ogni cosa: la banalità.

C’è chi pensava di meritare tutto ciò che era desiderabile e magari sottraendolo a chi lo aveva accuratamente conservato: l’ambizione.

C’è chi rideva del tempo inutilmente trascorso convinto che fosse tutto vero: la presunzione.

C’è chi pensava di avere la moneta della furbizia in tasca, ma era una sola faccia di quella medaglia: la superbia.

C’è chi così si è costruito il carcere della rassegnazione.

Ma c’è chi corre a piedi nudi sui prati e fischia insieme al canto delle cicale, così la bellezza della gioventù è sovrana: la generosità.

E c’è chi ride quando si sente felice in compagnia di amici senza mai ambire a ciò che non può avere: l’umiltà.

E chi non conoscendo conflitti si è costruito l’immortalità del pensiero.

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