Carta e inchiostro

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C’é bisogno di scrivere lettere, cullare l’attesa di sapere, stringere segreti, aprire le emozioni e riscoprire il fascino di ricevere confidenze che nessun‘altro può vedere.

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La vita in un vaso di cristallo

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Quando la vita scopre l’incanto, ogni cosa ritrova il suo vero significato e come fiori in un vaso di cristallo, diventa armonia, bellezza e semplicità. E solo quando i petali perderanno il loro vigore, nell’aria aleggerà un profumo di rose, sentimenti e di quella libertà che abbiamo sempre negato a noi stessi. Continua a leggere “La vita in un vaso di cristallo”

Hi tibi dabunt ad aeternitatem iter

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Dialogare con Socrate, dubitare con Carneade, goderci la vita con Epicuro, dominare con gli Stoici la natura umana, superarla con i Cinici. E se la natura ci consente di essere partecipi di tutte le età, perché non dovremmo, in questo breve passaggio che é la vita, dedicarci con tutto l’animo a queste verità eterne e condivise dei migliori fra noi? 

Ecco perché possiamo considerare impegnati sul serio soltanto coloro che si dedicano ogni giorno allo studio di Zenone, Pitagora, Democrito, Aristotele, Teofrasto e gli altri cultori della vera scienza. Nessuno di coloro si farà negare, nessuno mancherà di congedare più felice, più amico il visitatore, né lo lascierá andar via a mani vuote; e tutti potranno andarli a trovare, di notte e di giorno. Continua a leggere “Hi tibi dabunt ad aeternitatem iter”

L’ arrivista non siede mai a palazzo

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Si possono salire scale per tutta la vita senza mai accorgersi che possono portare nel posto sbagliato. C’è chi ha anche insistito, come se la competizione lo rendesse invulnerabile in un orgoglio insaziabile di invincibilità. Con un atteggiamento di sfida, ha proseguito verso lo scopo, ma sempre senza alcuna dignità.

L’arrivista, pensa sempre di raggiungere i piani nobile del palazzo, accomodarsi in divani in velluto rosso carminio e camminare a piedi nudi su tappeti di trama preziosa, per poi osservare il soffitto ricco di allegorie con angeli e demoni come fosse il suo cielo in una stanza.

L’arrivista è una persona che punta al successo incurante delle regole e se gli altri diventano un ostacolo non si fa scrupoli di attaccarli con ogni mezzo, passa sopra ai sentimenti, all’amicizia ed a qualunque emozione possa essere di freno al raggiungimento dei suoi scopi, egli esercita il proprio potere come strumento di prevaricazione e se ostenta generosità è sicuramente finalizzata, in quanto non farebbe mai niente che non gli procuri un tornaconto, costui (purtroppo) spesso suscita ammirazione, che però (fortunatamente) é solo finzione altrui per evitare un confronto diretto.

Sulla figura dell’arrivista lo scrittore Roughan Howard nel suo romanzo “L’arrivista” scrive: una figura cinica e frivola, disposta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Continua a leggere “L’ arrivista non siede mai a palazzo”

La brevità della vita

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Il senso della fuga del tempo e della caducità delle cose percorre tutta l’opera di Seneca. A questa realtà egli oppone una problematica saggezza, che invita a liberare lo spazio breve dell’esistenza dalle futili tensioni che lo consumano, vanificandone la potenziale ricchezza. Il tempo è il bene più prezioso dell’uomo; ma è anche quello più facilmente dissipato. Ecco l’impietoso spettacolo dell’alienazione umana, la massa frenetica degli affaccendati, il dramma delle vite consunte dalla brama di ricchezza e di potere; e, di contro, la figura del saggio, che nel dominio razionale di sé sa rendere intenso e fecondo ogni attimo dell’esistere e fa di ogni giorno che passa una vita.

In De brevitate vitae Seneca tratta la durata della vita, che secondo l’opinione comune è breve, mentre in realtà è solo il nostro malcostume a farla apparire tale. Se fosse tutta spesa bene, infatti, la vita basterebbe per portare a termine ogni cosa.

Giá Seneca affermava, con il suo stile parenetico, che gli uomini sprecano la maggior parte del loro tempo esibendo le proprie doti, le proprie attività, tutti lì a mettere in mostra le loro abilità, spesso modeste, e investendo in modo infruttuoso una parte cospicua del proprio tempo e, a conti fatti, della propria vita.

«Vergognoso è colui che il fiato abbandonò difendendo litiganti del tutto sconosciuti e cercando l’assenso di un uditorio ignorante»: come può questa sentenza non far pensare a quanti, oggi, prima lamentano la mancanza di tempo e poi ne sprecano esibendosi sui social network con persone, di cui si era addirittura persa loro traccia da anni. Per non pensare a quanti, come gli “affaccendati” di cui parla Seneca, investono molto meno tempo a “fare” che ad esibire quel poco che sanno fare. Continua a leggere “La brevità della vita”

La forma lieve e composta della gentilezza

 

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Il garbo… quello non lo si compra, non lo si impara. Presuppone bontà d’animo il garbo, non eccedere mai nelle parole, nei gesti e soprattutto, custodire un reale rispetto per gli altri. Sì, il rispetto, quello che manca sempre di più. Gentili, garbati si nasce. L’imporsi di esserlo è cosa diversa, molto diversa negli effetti.

La differenza sta nella persistenza nel tempo, perché solo se è dote naturale rimane, immutata, sempre uguale a sé stessa, ma sta anche nei modi, mai osannati, perché la vera gentilezza cammina composta e con passo lieve.

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