Il silenzio

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Abituati a essere sempre intrattenuti e distratti, viviamo le rare occasioni di silenzio con disagio. Da soli o con altre persone, sentiamo il silenzio come una stridente anomalia, qualcosa che va dissipato. Per Erling Kagge, invece, il silenzio assoluto è una scelta e uno stile di vita. Durante i mesi trascorsi nell’Artico, al Polo Sud o in cima all’Everest, ha imparato a contemplare la natura e a immergersi nel suo silenzio, così come nel proprio silenzio interiore, scoprendo un immenso tesoro e una fonte di rigenerazione. Ma che cos’è il silenzio? Perché è importante, soprattutto ora? È necessario spingersi fino in capo al mondo per conquistarlo? Queste sono le domande cui Kagge prova a rispondere.

È quando ci si accorge che siamo governati dalla fretta che il silenzio entra improvvisamente nella nostra vita, a volte per proteggerci dalla frenesia che abbiamo creduto per lungo tempo, come fosse il ritmo di una danza tribale che poteva scandire le nostre scelte, altre volte solo per allontanare lo sguardo per sconfinare in cerca di una spiegazione migliore.

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La confessione come genere letterario

 

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Il mondo attuale ha la spaventosa faccia dell”assenza del soggetto, della molteplicità sfuggente e fluida dell”io psichico da cui è fuggita la forma, lasciando il fantasma e il vuoto: non avrà bisogno di una vera e inesorabile confessione?” Maria Zambrano (1904-1991) in “La confessione come genere letterario”. Un saggio dove l’autrice, attraverso l’analisi di autori come Platone, Spinoza, Rousseau, Sant’Agostino, studia la confessione come genere letterario.

La confessione come genere letterario è qualcosa di esclusivo della cultura occidentale e vi compare – afferma l”autrice – nei momenti in cui la cultura sembra essere e l”uomo si sente solo e abbandonato. Chi legge una confessione è obbligato a leggere dentro se stesso e ad esporsi alla luce come ha fatto chi si è confessato. La confessione come genere letterario mostra il cammino attraverso il quale la vita s”avvicina alla verità e cerca di riempire il vuoto dell”inimicizia tra la ragione e la vita. La ragione moderna ha lasciato svilita la vita; superbia (dovuta all”idealismo) e umiliazione sono i due poli dell”anima moderna che non si è riconciliata con se stessa e ha reagito con l”azione; un”azione rivoluzionaria, dove le speranze precipitano. L’autrice infine, si sofferma in particolare sul surrealismo, vicino alla confessione, quando diventa indispensabile ricercare il punto in cui il reale e l”immaginario non sono più percepiti in modo contraddittorio. Continua a leggere “La confessione come genere letterario”

Vanitá e pregiudizio

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Vanità e pregiudizio, sono parole ben diverse ma spesso usate come fossero la stessa cosa. Una persona può essere orgogliosa senza essere vana. L’orgoglio è quello che noi pensiamo di noi stessi, la vanità è quel pregiudizio che si riferisce piuttosto a ciò che vogliamo che gli altri pensino di noi. L’orgoglio può essere tradito proprio dalla vanità, quando si è accecati dalla presunzione e dalla finzione.
“Orgoglio e pregiudizio” è uno dei primi romanzi di Jane Austen. La scrittrice lo iniziò a ventun anni; il libro, rifiutato da un editore londinese, rimase in un cassetto fino alla sua pubblicazione anonima nel 1813, e da allora è considerato tra i più importanti romanzi della letteratura inglese.

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La sarta di Dachau

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. Continua a leggere “La sarta di Dachau”

Il flâneur della luce

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Dietro a ogni fotografia c’è un mondo che non è mai soltanto quello che si vede.

In ogni immagine, anche quella apparentemente più banale, c’è un orizzonte ampio di scelte, di desideri, di pensieri, di narrazioni interiori che fanno parte della vita e dell’immaginario di chi l’ha scattata.

L’istante perfetto è lì fuori che ci attende. Ma cosa ci rende davvero capaci di coglierlo? Quella percezione che in un solo istante si compone come un’architettura di linee, luci ed ombre. Quel sentimento che si nasconde alla parola e che si esprime con la capacità di scoprire l’invinsibile. Quella capacità di vedere oltre.

È come affermava il poeta simbolista Charles Baudelaire, il Flâneur è chi vaga per le vie della città e poi scrive le sue emozioni; lo stesso è  per chi prova emozioni nell’osservare la vita che lo circonda e le immortala in un semplice scatto.

Quando la poesia giace nella profonditá di un animo sensibile, gli occhi colgono le parole e compongono il più estetico poema dell’immagine.

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Il lungo viaggio nel diario dell’essenza

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Ho viaggiato a lungo scoprendo luoghi infiniti,

ho lasciato ogni cosa per trovare le migliori emozioni,

ho pensato fosse giusto andarmene dalla materialità delle cose.

Ho scoperto che appartengo al silenzio del tempo,

ho scoperto che viaggio verso l’infinito,

ho scoperto il colore dell’essenza delle cose.

Ho camminato con il cuore infranto,

ho camminato lungo il fiume a piedi nudi,

ho camminato a testa alta.

Ho pensato di raccontare i momenti più belli,

ho pensato di raccogliere la rugiada in un’ampolla sacra,

ho pensato di riprendere il mio viaggio.

L’addio della sera si sente seguire come una preghiera,

mentre il treno s’avvia.

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La luce del sogno

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Quando nella notte scende il silenzio, ecco apparire speranze e paure che si sovrappongono per comporre il sogno. E mentre il buio e la luce formano contrasti che tornano come frammenti di vita in una composizione priva di reale significato, ecco che il giorno ritorna per riappropriarsi nella sua originale dimensione.

Fuori è ormai l’alba e mentre la luce sale verso l’alto, riappare la vita con tutta la sua verità, sussurra parole con voce ancora roca ma già troppo padrona di sè.

Si odono i suoni che conducono il tempo che sta per ricominciare e tutto scandisce il ritmo di sempre, quello che nessuno mai è riuscito ad interrompere, quello che possiede il diritto di regolare ogni cosa.

Ci sono voci che si perdono ormai nell’aria, il sogno svanisce come una dea che torna dal suo lungo viaggio, fiera ma non più al suo posto,  ma che porta con sè la gloria di aver combattuto per evitare ogni forma di conflitto, supremazia, odio e dolore.  Continua a leggere “La luce del sogno”