B.B. e la crociata di un’attrice

Alla fine del settembre 1981 a Saint Tropez,  il figlio di una fioraia uccise a bastonate il gatto di casa. Quando la notizia cominciò a circolare tra i residenti, una donna dai capelli biondi andò al negozio e si scagliò come un uragano contro la padrona.

Si trattava di Brigitte Bardot, una vera celebrità che la fioraia pensò bene di portare in tribunale, così avrebbe potuto di godere di fama per soddisfare la sua fame d’invidia.

La corte di appello di Aix-en-Provance confermò la prima sentenza che diceva che gli accessi verbali sono da deplorare, ma che furono provocati da un atto di violenza in cui l’imputata vide Un attacco contro la vita stessa, assolvendo definitivamente l’attrice.

Lei che divenne un’attrice senza volerlo, era nata a Parigi il 28 settembre del 1934 e da bambina sognava di diventare ballerina; a 14 anni riportava già successi nella danza che le consentì di essere ammessa alla scuola di ballo dell’Opéra. Una modista di cappelli le chiese di danzare con una collezione appena creata che aveva chiamato “Brigitte”, fu allora che una redattrice notò la ballerina e le chiese di posare per la sua rivista. Intervenne però il padre, Louis Bardot, che consentì a patto che non comparisse se non come B.B.

Dopo la pubblicazione di quello scatto fotografico, Brigitte fu notata dal regista Marc Allégret e incaricò Roger Vladimir Plemiannikov (Vadim) di sottoporre la ragazza ad un provino. Il padre consentì convinto che non avrebbe avuto successo. E fu così, secondo il regista non c’era futuro perché lei, recitava biascicando. Ma Vadim innamorato (aveva solo 21 anni) decise di prenderla sotto la sua guida, dandole qualche particina. La sposò nel 1952.

Fu il film E Dio creò la donna la rese famosa – nel 1956 – dove apparve nuda per pochi minuti nella parte di Juliette, una parte che fece più scalpore di altre recitate anche da Marilyn Monroe.

La sua vita di attrice la costringeva però a scegliere spesso di nascondersi, dovunque andasse era braccata come un animale. Nel 1960 dette ala luce suo figlio Nicolas, e fu costretta, per non essere assalita dai paparazzi, a partorire a casa.

Logorata da questa caccia logorante, una sera inghiottí un intero tubetto di tranquillanti e nonostante la sua vita fosse appesa ad un filo, i fotografi bloccarono l’autobulanza in mezzo al traffico nel cercare di fotografarla.

A soli 39 anni aveva interpretato 48 film, quando improvvisamente decide di smettere, giudicando se stessa dicendo “dei miei film ne salvo sì e no al massimo cinque”.

Vendette la Rolls Royce e si isolò nella sua dimora a Saint-Tropez dichiarando di non voler essere più un bell’oggetto ma un essere umano come tutti.

Da li la sua decisione di proteggere gli animali, accudendo cani e gatti randagi o strappati dalle mani dei loro carnefici.

La sua campagna più famosa rimane quella del 1977, quando tentò di mettere fine alla strage dei piccoli di foca nel Canada Orientale. Dopo che B.B si fece fotografare con il viso dentro ad una pelliccia di una foca di pochi giorni, il presidente Valery agiscano d’Estaing annunciò che avrebbe proibito l’importazione di pelli di foca, con un 90% dei francesi a favore della campagna della Bardot.

Da allora Brigitte si batte per ottenere severe norme che regolino la vivisezione nei laboratori, se gli animali feriti non vengono assistiti e tante altre crudeltà inflitte.

A coloro che la rimproverano di difendere gli animali quando milioni di esseri umani soffrono e muoiono, lei risponde “A mio modo di vedere, si tratta di piccole battaglie. Le persone capaci di maltrattare gli animali sono spesso le stesse che spingono alla disperazione gli esseri umani più derelitti. Io faccio tutto ciò che posso”. Continua a leggere “B.B. e la crociata di un’attrice”