Senza più il calore del canto

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Questa è la voce di chi non ha più parole da offrire, di chi ha visto il sole sorgere e tramontare diverse volte, mentre il giorno diventava notte e con la luce che si oscurava per lasciare spazio ai sogni.

Ma come in un campo di grano dove il vento e la pioggia ne hanno solcato la perfezione, si presentano spighe piegate dalla forza, dalla barbaria di una tempesta, senza poter più alzare il capo al sole, senza più brillare come l’oro. Senza più quel calore che le stava preparando per la mietitura, il giorno del loro sacramento.

Ora il freddo dell’inverno ricopre il terreno con le sue crepe e la brina ne fa una trine fitta, dove nessun ago può più infilarsi per ricamare l’ornato.

Il cielo è lo specchio di questa arida terra, argento scuro e pesante come il fluido mercurio. Si alzano i passeri che non hanno mai lasciato la loro dimora e silenziosi cercano qualcosa per sopportare la triste giornata prima che torni il buio. Ancora un volo di speranza.

Corre l’anno senza più il calore del canto.

 

 

 

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