La Musique

musica

La musique souvent me prend comme une mer!

Vers ma pâle étoile,

Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,

Je mets à la voile;

La poitrine en envant

La poitrine en envant et les poumons gonflés

Comme de la toile,

J’escalde le dos des flots amoncelés

Que la nuit me voile;

Je sens vibrer en moi toutes les passions

D’un vaisseau qui souffre;

Le bon ven, le tempête et ses convulsions

Sur l’immense gouffre

Me bercent. D’autres fois, calme piat, grand miroir

De mon désespoir.

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Il dodecalogo nel segno della rosa

 

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Le “dodici rose” nel segno della bilancia

1. Pensare solo in rosa

2. Avere solo amicizie rosa tenue

3. Vestire solo con charming rosa cipria

4. Indossare solo alti tacchi rosa

5. Contare solo fino al numero 12 rosa

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Mani che non sanno più volare

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Viviamo in una società che ha perso l’importanza di una stretta di mano, ossia quel gesto che rassicurava adulti e bambini.

Con la forza che racchiudeva la stima si concludevano fatti che necessitavano di una garanzia, ed era questo gesto che consacrava la fiducia.

Con il calore che nascondeva l’amore si stringevano le sicurezze, ci si sentiva protetti in ogni momento e si diventava grandi improvvisamente.

Con quel senso di palmo bagnato al primo incontro,  si ascoltava il battito del cuore che pulsava nelle dita e che ci faceva volare.

Con un sospiro senza fine, stringevamo la vita di chi soffriva, conforto e dolore per un’ultima volta insieme.

Con la gioia nel cuore, si correva sulla spiaggia inseguendo la spensieratezza che sembrava un incantesimo.

Mani che oggi hanno perso l’amore, mani che non incrociano più le altre, mani che si rifiutano di ascoltare il cuore, mani che non stringono più rispetto, mani che sanno solo gesticolare nel vuoto, mani che promettono solo ipocrisia, mani che fuggono alla responsabilità, mani che non sanno più accarezzare.

Cerchiamo allora quella loro silenziosa complicità per tornare a confidare le nostre vere emozioni.

L’amicizia non ha portafoglio

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É davvero da chiedersi perché una buona parte della gente tende a vantare l’amicizia con persone che risultano essere importanti, e quale sia la forma di conoscenza, poco importa.

Ma ancora prima di descrivere il motivo che li lega, risulta più importante dire che é una persona facoltosa,  che conosce Giulio Cesare, che viaggia in una Lamborghini gialla offerta dall’ hotel a 5 e più stelle luxury di Singapore, che veste Prada e talvolta può sembrare un diavolo, che ha milioni di follower; insomma meglio vantare di aver condiviso, se pur occasionale, un incontro ad un business party che aver notato la sua presenza casualmente alla stazione Termini. Insomma, ciò che è più importante é raccontare che non si tratta mai di persona di poco conto.  Quasi che il nostro interlocutore, ci valuti e ci apprezzi per chi pare si conosca, che per quello che si é realmente.

Sembra quasi più un modello di architettura che edifica fondamenta con pali conficcati sul caranto per così rendere la città, sontuosa e gloriosa.  Che magneficenza questi palazzi, ma come è possibile costruire sull’acqua?

Eppure dovremmo essere molto più orgogliosi di avere per amico una persona che vive in una casa in periferia e magari in affitto, che si alza al mattino presto per prendere i mezzi e recarsi al lavoro, che ha una famiglia da mantenere, che sostiene i figli perché possano prendere un diploma, che rinuncia ogni giorno al caffè del bar per comperare il regalo di compleanno alla moglie o viceversa, che tiene di riservo le scarpe della domenica, che ti accoglie a casa sua scusandosi se c’è un po’ di disordine.  Continua a leggere “L’amicizia non ha portafoglio”

Vittoria cadmea

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Abbiamo voluto cambiare il senso alla storia secondo i diversi e personali interessi,

abbiamo voluto falsificare i colori della natura per superiorità,

abbiamo voluto vantare ideali che fungevano da scuse,

abbiamo conservato il riservo solo quando ci faceva comodo,

abbiamo cominciato ad inciampare quando il passo si faceva difficile,

abbiamo venduto la pace quando era la scusa per raggiungere un obiettivo,

abbiamo combattuto con lusinghe per raggiungere una falsa vittoria. Continua a leggere “Vittoria cadmea”

Back to Black

Ogni giorno sentiamo che ci sono persone che perdono la vita a causa della stupidità di altre.

Parliamo di coloro che girano video mentre stanno alla guida dell’auto, meglio se accompagnati dalla musica ad alto volume della radio, o chi fotografa il cielo che si gonfia di pioggia… il numero digitale che indica la velocità sul cruscotto o ancora peggio, lo scatto della loro ridicola farsa sullo specchietto retrovisore, per poi “contestualmente” pubblicare come trofei, le indimenticabili immagini sui propri profili social, scrivendo anche il giorno, ora e luogo. Proprio tutto in tempo reale come la probabilità di incontrare la morte alla prima curva.

Ma c’è di peggio, per questa demenziale forma di esibizionismo da driver-selfie, c’è chi a bordo della strada e in attesa di attraversarla, viene trascinato sull’asfalto mentre la radio trasmette la musica “Back to Black“.

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Oltre il silenzio c’è l’umiltà della vita

Rincorriamo un mondo che non esiste, passiamo il tempo a cercare di capire cose che non ci riguardano, inventiamo le ore che non ci sono, illudiamo noi stessi con mille inutili giochi da spiaggia, deridiamo chi é meglio di noi, cerchiamo di criticare ciò che non potremmo mai raggiungere, invidiamo chi sa donare un speranza, inganniamo con falsi sorrisi per farci accettare, osserviamo le persone tristi fingendoci sorpresi e fuggiamo da chi parla di umanità.

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La prigione della libertà

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Corre l’anno in cui molte perversità si nascondono dietro le finestre, chiuse da tempo, troppo tempo per poterle riaprire. Segreti spesso occultati da non riuscire ad urlare, da non riuscire più a dichiarare la propria prigionia, che si consuma nella sua rassegnazione.

Ci sono persone che sono costrette a restare rinchiuse tra le mura di casa e tacere per poter vedere il sorgere dell’alba e il declino del tramonto, senza però più desiderare che il giorno scorra le ore. Quelle ore che possono osservare solo attraverso le grate che gli impediscono di godere completamente della luce.

Mentre fuori c’è il custode che libero di agire, sa di avere il completo possesso e di poter gestire immoralmente le paure di chi ormai ha declinato ogni speranza di poter tornare a vivere, cercando di immaginare quel mondo fatato che aveva sperato. Continua a leggere “La prigione della libertà”