Memorabilia e racconti di un “Io errante” – Edgar Allan Poe

Scrivere di uno scrittore come Edgar Allan Poe non è poi così facile, ma il dorso verde del libro “Racconti” fuoriesce dai miei scaffali e non posso non prenderlo, è un invito a rivedere uno dei tanti classici della letteratura, come i suoi contemporanei , da Baudelaire a Rimbaud e ai parnassiani francesi. Poeta o narratore investito dai ricordi della sua vita. Il volume è una memorabilia di storie di un “io narrante”, dove i suoi protagonisti, quasi rivisibili in una forma cinematografica (quale figlio di attori) grotteschi o fantastici  o “dell’arabesco” riprendono un modelli dell’umorismo americano del periodo. Le sue storie ambientate nel presente, non sono mai databili, e la paura nasce nel personaggio, o meglio dalla sua mente, da quelle che possono essere misere allucinazioni e mai da sollecitudini esterne. Un inizio e una fine dove la razionalità non è mai sufficiente ad una giusta comprensione. Un genio che lascia la ragione sospinta dall’estro e da un infinita immaginazione: incisa e grigia.

Discendo da una stirpe nota per il vigore della fantasia e l’ardore della passione. Gli uomini mi hanno definito pazzo, sebbene non risulti ancora chiaro se la pazzia sia, o no, il grado più alto dell’intelletto e se molto di quanto dà gloria e tutto ciò che rende profondi non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione dello spirito, a spese dell’intelletto in genere. Coloro che sognano ad occhi aperti conoscono molte cose che sfuggano a quanti sognano solo dormendo. Nelle loro visioni annebbiate, essi colgono sprazzi di eternità e tremano, svegliandosi, al pensiero di essere trovati al limite del grande segreto. A tratti, essi imparano qualche cosa della saggezza, che è del bene, e qualche cosa di più della semplice conoscenza, che è del male. Pur senza timori e bussola, essi penetrano nel vasto oceano del luminoso ineffabile e, a loro volta, come accade agli avventurieri del geografo nubiano, agressi sunt Mare Tenabrum, qui in eo esset exploraturi (Tolomeo).

da Eleonora di Edgar Allan Poe

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