Come negli “Asolani” di Pietro Bembo

Una giornata di primavera, scendo verso la valle percorrendo un piccolo foresto, sotto il castello della regina Cornaro e della sua corte letteraria del ‘500. Il fascino perdura e la mente va oltre, oltre un muro a sassi e rose inglese che fanno da inchino, si apre un cancello e la vista percorre le colline, i cipressi che incorniciamo il panorama. Il silenzio è ovattato e canticchiato dalle prime cicale, il sole è biancastro e il profumo dell’infanzia si fa vivo, ricordi e odori che solcano la memoria.

Ritorno ad Asolo, mio luogo natio, per un’intervista, è Kristian Buziol ad attendermi, cortesissimo nel suo parlare, saggio per la sua ancora giovane età, innamorato della vita che lo circonda, della natura e della sua lentezza, della sua Lorella e dei suoi cinque levrieri. Un mondo che percorre la letteratura di Pietro Bembo  nella sua opera prima “Asolani”: un amore platonico che avvolge e sorprende chi passando per questa città scopre di esserne stato catturato per sempre.

Segue intervista

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