L’addio di Adriano

Una lettura di un passo del capitolo “L’addio di Adriano” dal romanzo memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, per cercare di leggere dentro alla nostra società odierna, perché la storia porta a noi continui esempi che tendiamo a non voler ricordare…

La memoria della maggior parte degli uomini è un cimitero abbandonato,dove giacciono senza onore i morti che essi hanno cessato di amare.

Ogni dolore prolungato è un insulto al loro oblio.

La vita è atroce, lo sappiamo.

Ma proprio perché mi aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’orrore.

Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine.

La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato di infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, ad intervalli irregolari, lungo secoli, su questa immortalità intermittente.

Se barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci.

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